Ventiseisettantacinque (Die Baracke X)
2675… duemilaseicentosettantacinque… ventiseisettantacinque… dueseisettecinque… Posso leggerlo in molti modi diversi ma rimarrà sempre il solito (sporco e lurido) numero. Un numero fra i tanti che in se non racchiude nessun significato. Non mi suona come un numero anonimo, leggerlo da quasi soddisfazione. Non associandolo a niente fino ad ora passava inosservato nel mare magnum di cifre che mi tartassano la vita. Oggi però sono (ri)stato (per la seconda volta nella mia vita) a Dachau. Tornarci per me ne è valsa la pena, anche stare male alcune volte fa bene. La prima volta non sono stato in grado di osservare. Avevo guardato tanto, avevo sentito molto ma nel vivere quello che avevo davanti non ero riuscito ad osservare granchè. Della prima visita mi rimane molto, per lo più emozioni, concetti e tante riflessioni.
Oggi ho usato gli occhi un po’ di più e mi sono messo a scrutare i particolari.
Ora ho in testa due cose.
Mi risuona in continuazione nella mia scatola cranica quel numero, “ventiseisettantacinque.. ventiseisettantacinque.. ventiseisettantacinque..”, verniciato in bianco sui nudi mattoni rossi della Baracca X (Baracke X). Col baracca x si indicava il nuovo creatorio del campo di concentramento di Dachau. Tristemente famoso per la sua brutale struttura a catena di montaggio nella quale si entrava vivi da una estremità e non se ne usciva più.
Quando riesco a distogliere l’attenzione della cantilena del numero posso vedere impresso a caratteri gotici un nome su una parete immaginaria nella mia testa. Non importa che mi concentri molto, è li basta che la guardi. “Friedrich Franz Bauer” era un fotografo di Monaco di Baviera che fino ad oggi risultava a me del tutto ignoto. Oggi ho avuto modo di leggere molte volte il suo nome nella didascalia di moltissime delle foto esposte nel museo del memoriale del campo di concentramento di Dachau. Oltre ad aver fotografato nel suo studio personale gerachi del calibro di Heinrich Himmler,
Bauer è stato anche il reporter incaricato dalle SS di documentare l’interno del campo per le foto di propaganda. In nessuna delle immagini appare un prigioniero maltrattato, smagrito, in pessime condizioni. In nessuna delle immagini si vede il sovraffollamento delle baracche, le condizioni disumane, la sporcizia e la mancanza di igiene.
Una delle cose che mi sono sempre chiesto è il grado di complicità da attribuire a persone tipo Franz Bauer. Quanto sono colpevoli i reporter, i giornalisti, gli storici e i fotografi di propaganda. Quanto valgono e che prezzo hanno le loro notizie false, le loro non verità o le loro verità parziali? In questo momento non riesco a darmi risposta anche perché sono colto da un dubio improvviso: mi sono chiesto se avrei dovuto sentirmi in colpa mentre cercavo di inquadrare dal mio obiettivo ciò che altri in passato avevano tristemente inquadrato con i loro occhi.
München, I° Agosto MMVI
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.

















