Dove sono nato non si gira in strada col trolley
Mens sana in corpore affamato.. Fino a poco tempo fa volevo intitolare in questo modo questa mia ultima rompipallata piena di parole, poi il rumore delle ruotine del mio baule blu che rimbombava fra le mura delle antiche case della città di T mi ha fatto cambiare idea. L’idea alla base di questo post è venuta alla luce questa settimana quando ho capito la fatica necessaria per lavorare qui all’inferno.
Le sensazioni che ho provato nel sopravvivere ogni ora che passava sapendo che non era l’ultima sono da un lato indescrivibili dall’altro immaginabili. L’altro scoglio sul quale mi sono andato a grattare le ginocchia è stata l’immagine dei miei vicini che in questo caso condividevano il marcio della mia erba. Uno stress comune che per niente riusciva ad alleggerire il peso sulla schiena ma anzi regalava sensi di sconforto praticamente continuativi.
Una delle domande che mi sono sempre fatto era di che materiale sia fatta la notte, di cosa sia composta l’ombra e con cosa il buio riesce a ricoprire ogni cosa. Come al solito non sono mai riuscito a darmi una risposta, ad avanzare una ipotesi plausibile, solo la mia esperienza mi ha fatto comprendere come la notte riesca a ripulire ogni cosa, anche l’animo. Solo l’oscurità mi ha salvato nei momenti di sconforto, solo le ora piccole della città di T mi hanno salvato…
Buoi sopravvivi che ho necessità di te!
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.


















