Parizasfo o Rizasfopa?
Questo lo avrei scritto venerdì scorso:
Proprio in questo momento mi stavo chiedendo cosa diavolo mi sia capitato per la testa, cosa stessi facendo. Ho tirato fuori dalla borsa questo pezzo di plastica pieno di tastini, manca il cellulare ed ho esposto al mondo tutto il mio set di microcosi (ormai, purtroppo e per fortuna) iseparabili. Avevo un bel libro aperto sulle ginocchia, dei bei capitoli che scorrevano più velocemente del panorama e degli alberi la fuori.. Avevo anche le nenie di qualche graziosa nota color alluminio nelle orecchie, ma ho staccato!
Non serve a niente, ho provato a dirmi che è perchè dovrei lavorare, ci ho provato davvero.. Non regge! Dovevo farlo! Cazzo.. Dovevo farlo!
Questo lo avrei scritto ieri:
Erano due ragazzi, vestiti uguali, forse era l’età che non li vestiva con gli stessi colori, ma il resto era praticamente identico. Era il caso che li aveva fatti sedere nello stesso vagone ad un bracciolo di distanza. Quando ti chiedi perchè fai sempre meglio a dimenticarti che ti sei appena posto una domanda!
Adesso scriverei questo:
Col cazzo che vorrei essere qui. Col cazzo che vorrei essere da qualche parte fermo ed immobile. Adesso vorrei trovarmi in due posti di cui nessuno dei due è proprio un posto. Una mezza metà di me vorrebbe essere al check-in di un aeroporto qualunque (anche in coda) in attesa di un volo qualunque per una qualunque destinazione. Sono sicuro che se fossi li mi domanderei come sarà l’aeroporto d’arrivo, dove si trovarà e quale sarà la prima inculata che riceverò durante il soggiorno. L’altra metà più l’altra mezza metà di me invece mi vedrebbe bene in pantaloncini, maglietta, cappello (con uno di quei teli parasole sotto), scarpe da trecking a camminare su un’altopiano che ho in mente ma non so dove sia. Uno di quei deserti di roccia, ghiaia, vento e solitudine… No, non per sempre, è vero, neppure per molto, solo il tempo di riprendermi e poi via all’aeroporto!
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.

















