Isola
Il tessuto blu che scaldava troppo costantemente il culo di Andreas doveva essere li da molto molto prima del suo arrivo. Si, sicuramente era già nato quando qualche bislacco chissacchì compose quell’arrogante pasticcio postindustriale. Forse non era ancora nato quando qualche altro chissacchì compose quall’ancor più ostinatamente arrogante angolo di mondo con le ruote. Il suo nuovo acquisto lo isolava dal mondo perfettamente. No, non era una sensazione piacevole, anzi, stava vivendo una sensazione strana come quando si era seduto quella volta sulle montagne russe senza sapere cosa lo avrebbe aspettato. Allo stesso tempo sapeva che una volta ritornato al mondo la fuori sarebbe stato come all’arrivo. Una strana eccitazione lo avrebbe preso con il rimpianto di non averlo fatto prima e la infantile agitazione di chi non avrebbe più voluto farlo. Era circondato da qualche mondo diverso dal suo, chi sa poi quanto? Non era ancora bene in grado di capire se stesso, lo faceva benissimo con gli altri, o almeno così credeva, ma non era ancora in grado di farlo con se stesso. Oltre a quei mondi così diversi ce ne erano altri, lo sapeva, ma lui era fermo li e per una volta si sarebbe fermato prima. Prima di incontrarne altri!
Andreas sapeva anche che quello che vedeva non era proprio vero. Ha sempre avuto questo sprovveduto senso dell’immaginazione, ma se lo era dimenticato (come tante altre cose del resto). La settimana prima una mail preannunciata glielo aveva ricordato. Molti prima di lui lo avevano pensato e molti prima di lui erano andati oltre scrivendolo, qualcuno ci aveva convissuto, altri lo avevano voluto dire a tanta gente e ci erano riusciti. No, Andreas lo aveva sempre tenuto per se con l’intento di non dimenticarsene e, semplicemente, di sapere che era così. E gli altri che volevano saperne? Che potevano saperne? “Ci sono tanti modi con cui posso guardarmi intorno” pensava “e tanti altri per toccare le cose che mi circondano. Ma quale è il modo migliore? Come posso fare per vedere le cose davvero? Come posso fare per toccare le cose davvero?”. No, ad Andreas non interessavano le risposte, interessavano le domande, interessava stare li a guadagnare ore ben vissute a tramutare quegli spasmi cerebrali in cazzate completamente senza senso.
Andreas era indietro e lo sapeva. Non era colpa sua, erano gli altri che erano più avanti. Di questo si era sempre fatto una gran risata, gli piaceva stare in un’altro posto anche se era indietro. Non condivideva nulla di quelli (tutti) che erano avanti a lui ed era contento per loro che lo fossero, e lo era davvero. Ogni mattina si svegliava felice per il mondo intero, per tutti quelli che erano stati toccati dal dono di avere qualcosa in più di quello che era toccato a lui.. e quindi per tutti. Anche quel giorno era felice, anche quel giorno era felice di essere indietro, anche quel giorno sul suo treno di ritorno a casa, chiuso in quel compartimento con altri tre più in avanti e le cuffie nelle orecchie, anche quel giorno seduto su quelle poltroncine orrende era felice quando accese il suo coso e iniziò a scrivere “Il tessuto blu che scaldava troppo costantemente il culo..”
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.

















