Ciao mondo!
..sono io. Io? Si io! anche se non mi riconosco più molto chiaramente e anche se arrivato a quest’ora non riesco neppure a capire cosa sto facendo, so di essere ancora io. Da Lunedì ho iniziato una nuova vita, un po’ più lontano geograficamente dalla torre di Pisa rispetto a quella di prima. Il lunedì deve voler dire qualcosa di speciale visto che Lunedì prossimo andrò un passettino ancora (forse) più lontano. Mi hanno assegnato un compito…. Fino ad ora avevo il mezzo compito di arrivare a fine giornata senza capire niente di quello che mi veniva detto o fatto vedere, dalla prossima settimana avrò invece da tartassare di domande quelli a cui sono stato assegnato perchè mi dicano cosa fare e come farlo!!!
Non posso sbizzarrirmi troppo, non ho tempo (indice che le cose sono serie) e forse neppure troppa forza di pensare (indice che non ero più abituato a fare qualunque cosa)…
Lascio questa tastiera per ritrovarmi prima a poi a scrivere a rilento su un’altra diversa periferica di input!!!!!!!!
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.

Mi sono sempre chiesto se diventerò mai un guidatore della domenica. Per la precisione mi sono sempre chiesto se uno guidatore della domenica ci diventa piano piano oppure se un fine settimana si sveglia e si ritrova con il piede impossibilitato a schiacciare l’acceleratore. Si, per certi versi lo do per scontato che questa sia una tappa fondamentale della vita di ogni essere vivente. Sono pochi a sfuggirne e prima o poi capiterà veramente a tutti.. Così come si invecchia probabilmente ognuno di noi si ritroverà una domenica ad essere di intralcio al solito dolce ritardatario.
L’unica certezza che mi rimane è il non esserlo ancora. Sarà il mio immancabile ottimismo che mi spinge a ripetermi fino all’ultimo “ancora cinque minuti e parto”, sarà l’insostenibile vizio di dover procedere con il mio passo, sarà una sorta di bambinaggine recondita per cui sorpassare chi arriva ultimo è scemo, ma davvero la domenica in macchina mi trovo sempre a rispolverare vecchie ire omicide che giacciono in me normalmente assopite.. Nulla di grave, ogni volta basta che ricordi a me stesso che è domenica (anche per me) per far sbollire i miei animi..
Ma sarà possibile che più sono in ritardo più il panorama sembra interessante agli altri automobilisti?
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Mi sento come Pinocchio! Si, è vero, manca geppetto, manca il grillo parlante e forse anche qualche tonno o qualche altro pesce oceanico.. Ma mi sento proprio come il piccolo burattino di legno nella pancia dell’immenso cetaceo. Ce la farò a fuggire?
Sono a fare l’ultimo colloquio (di questa settimana) e qui è tutto uno sbrilluccicare di tecnologia, design e ambienti futuristici. Uno psicologo ci ha scrutato, osservato, giudicato e obbligato a compiere atti più o meno naturali. Mi sono divertito? Si. E’ finita? No.
Ieri ero spaparanzato sulla pancia di una delle città più isolate d’Italia, stamani quando mi sono svegliato era passato troppo poco tempo da quando mi ero addormentato per farmi ricordare almeno un sogno. Poi mi sono trasformato in un Fisichella d’altri tempi, solo con una renault colorata un po’ di meno. Ora sono qui a farmi sezionare… Dopo torno! Spero! …però sarà dopo!!
Buona fortuna mondo li fuoro.. Attendimi che torno!
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Vorrei svegliarmi un giorno in una città da sogno. Vorrei comprare il tempo e rimanerci per qualche settimana. Vorrei trovarmi in villaggio con tutti i personaggi delle canzoni di De André. Vorrei i giudici e le puttante, i vecchi e gli impiccati, vorrei i nani e i malfattori.. li vorrei tutti immersi nei loro ambienti, nelle loro abitudini e nei loro lamenti. Vorrei guardarli, vorrei parlarci, vorrei vivere e deridere con loro.
Vorrei entrare nella locanda dove cialtroni, mogli pubbliche e vecchi bigotti spurgano vino da banconi bisunti. Vorrei offrire un minuto di brio e fare un grande brindisi al Dottore!
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Questo non è un post dei soliti. Oggi ho un obiettivo, più o meno saggio e più o meno interessante. Covavo l’aspirazione di scrivere questo articolo da qualche tempo, più esattamente da quando, qualche settimana or sono, ho scoperto che Enrico Ghezzi ha iniziato ad intrattenere un pizzico di pubblico con una strisciolina in una delle penultime pagine di Nova24.
Caro Ghezzi,
ti scrivo dal basso della mia personale coscienza di essere ignorante per dirti che ti stimo. Mi hanno sempre affascinato i tuoi monologhi fuori orario simili a nenie materne. Non li ho mai condivisi, ed ho sempre trovato arroganti e forzate le opinioni che portavano in grembo, ma ti assicuro che li ho sempre stimati e (quando ne ho avuto la possibilità) ascoltati con tremenda invidia fino alla fine. Ingoro quali siano le reali cause di questo interesse, forse trovano fondamento nel fatto che ho sempre pensato le diversità come un vitale pregio piuttosto che come un lugubre difetto, forse perché adoro le espressioni fuori dal coro (qualunque esse siano) o forse perchè semplicemente ogni volta volevo vedere dove saresti andato a parare.
Scusa se ti do del tu, non ti ho chiesto il permesso, ma il mio rapporto con te è così interiormente consolidato da apparirmi come un dialogo con una parte di me stesso. Forse non sono qui a cercare di comunicare qualcosa a te, ma a chiedere a me stesso cosa mi spinga ogni volta a leggerti ed ascoltarti. Cosa mi spinga ogni volta a dire che “questa è l’ultima volta” e poi invece a ritrovarmici di nuovo. Soprattutto mi interrogo sul fatto che stia cambiando in me qualcosa, che in me avvenga una piccola rivoluzione. Si, caro Ghezzi sei riuscito anche a farmi porre questa domanda. E’ da due tuoi articoli che non riesco a finirti di leggere, che mi perdo tra le parentesi, le barre diagonali e le virgolette. Spero di scoprire presto in cosa sono cambiato ed in quale direzione, non reggo al senso del dubbio e dell’ignoto.
Tu non cambiare, il mondo merita sempre di qualcuno con cui misurarsi, anche solo per esercizio mentale. Spero di continuare a non condividerti e di tornare a reggerti fino alla fine perchè senza semplici mattoncini come questi non si possono murare scalinate con le quali crescere interiormente. Non c’è crescità senza confronto.
Un tuo non-ammiratore,
BS
(Im)propriamente parlando ho abusato del mio e del vostro tempo, non mi rimane altro che tornare al mio rituale trovare qualcosa da fare.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Basterebbe cambiare una sola sillaba e potrebbe succedere l’inimmaginabile. Oppure potremmo cambiare paragrafi o opere intere e niente ne risentirebbe. Il valore del danno sta nel valore dell’originale e non nell’atto del cambiamento.
Le parole hanno un’anima ed hanno una vita propria. Nascono in un momento non ben definito che potrebbe essere segnato con un tratto lungo un asse temporale immaginario e non con un punto… Le parole non muoino mai.
Muoino le lingue, muore l’ultimo superstite di una tradizione lessiacale, si perde l’ultima opera di un’antica civiltà scomparsa, ma le parole non moriranno mai. No, non è una provocazione e non è neppure un’affermazione campata in aria, ne sono certo.
Le parole sono come un segreto fra due individui mai rivelato. Le persone moriranno, il segreto vivrà in eterno.
Riflessioni di un pollo arrosto rimasto solo e saltato più volte in padella.. Pian piano si avvicina il momento di essere servito.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Il partecipante è una strana categoria. Vive in ogni luogo e probabilmente è esistito in ogni epoca. Il partecipante non vince e non perde, non arriva primo o secondo o terzo, non arriva neppure ultimo o penultimo. La vita del partecipante scorre. La vita del partecipante non ha bisogno di aggettivi si descrive da se.
Stasera non c’è stato un primo, non c’è stato un ultimo ma ognuno si sentiva in cuor suo vincitore morale. Forse non c’è stata neppure partita ma gli strascichi polemici si. Forse era tutto un grande bluff per darci ad intendere di non aver vissuto un paio di mezz’ore da semplici partecipanti.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Chi un giorno decise il metodo di scrittua della segnaletica orizzontale in autostrada deve essere stato di un genio spaventoso… Di un genio tale che tutt’ora non riesco a comprendere il senso di fondo dei suoi ragionamenti. E’ vero che procedendo in una direzione con la propria auto prima si trova la parola Area e poi quella Servizio, ma la scritta non è mai così faraonica da non permettere ad un normale umano (con una vista che permette di possedere una patente) di inqudrarla e leggerla nel suo complesso.
Mi ritorna il sangue al cervello se ci ripenso.. Quel tizio ha rovinato il mio rapporto con la strada!!!

Chiuso in un surreale mondo di nebbia sono appena rientrato a casa con una collezione di aggeggini da Hotel, una chiaccherata quasi amichevole e poco convincente ed il bagaglio di una giornata immensa passata nella tana dell’uomo del pane. Se non fosse stato per l’accento di chi mi circondava sarei potuto essere stato ovunque. Il bianco latte avvolgente era impressionante ed a malapena riuscivo a distinguere quello che il mondo mi offriva a distanze di oltre una ventina di metri.
Adesso sono esausto, con una fortissima propensione al correre sotto le coperte ed una voglia pazza di iniziare a sognare. No.. Non di sogni ad occhi aperti.. Di quelli ne ho anche abbastanza… Stavolta necessito di quelli veri, che magari mi facciano uscire domani dal letargo senza valige sotto gli occhi!!!
Buonanotte e alla prossima.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
PS: L’immagine è di puro repertorio.. Non pensavo a strani significati da nasconderci dentro!! ..Oppure si!