Un autunno Amoxicillinico (The season is Long)
Il sole non tramonta mai e le nuvole imprecano contro la cecità. Nell’estate di un paio di anni fa la gioventù si manifestava sotto l’ombra dei piedi scalzi che pestavano la sabbia e le onde. Si respirava nei frammenti di vetro delle bottiglie di birra che riflettevano la desolazione e l’arsura. Poi ad un certo punto, le nuvole hanno tolto gli occhiali da sole e hanno cominciato a pisciare sulle nostre teste vuote. Si passeggiava quell’estate come i vegliardi che cercano di risvegliare le proprie ossa, come vecchie iguana assetate di calore, come rockstar senza carta di credito. Ci sollazzavamo con le nostre cuffiette sputamusica e confidavamo nei nostri capelli leggeri e ingombranti. Detestavamo le droghe, mentre saremmo potuti essere i migliori affaristi del settore. Cavalcavamo i pianoforti anatomici del Post-Rock, scopavamo con le chitarre della bossanova e con i suoni ergonomici dell’elettronica che lobotomizza. Si inventavano parole nuove, derivate dall’aggettivazione dei principi attivi dei medicamenti, degli elementi chimici, e dei medicamenti stessi, tralasciando gli eccipienti. Ci sputtanavamo i soldi in cerca di un ricordo e di una sensazione. Poi siamo caduti, con tutta la volontà e l’impegno possibile. Sembrava che l’avessimo fatto apposta. Una caduta ketoprofenica ed un atterraggio ferrogradico. Ahia.
Ci ricordiamo di aver vissuto solamente quando il freddo ci dice che non siamo paralizzati.
Current Music: Arab Strap , the season is long (Writers Without Homes, 2000)

















