Non[ostante] tutto…
Il naftalene, commercialmente noto anche come naftalina, è un idrocarburo aromatico polinucleato. La sua molecola è planare; la struttura è quella di due anelli benzenici fusi, ovvero che condividono due atomi di carbonio. A temperatura ambiente è un solido cristallino bianco dall’odore intenso e caratteristico. Poco solubile in acqua, si scioglie abbastanza bene nell’etanolo (77 g/l a 20°C) e ancora meglio nei solventi organici.
Si ottiene per distillazione dal catrame, dal carbone e dal petrolio. L’esposizione eccessiva al naftalene provoca la distruzione dei globuli rossi e produce sintomi di nausea, vomito, diarrea, passaggio di sangue nelle urine e pallore della pelle. È inoltre un sospetto cancerogeno. Oltre all’impiego nell’industria chimica principalmente come materia prima per la sintesi dell’anidride ftalica, trova uso domestico anche come insetticida, specialmente contro le tarme.
Fino a poco tempo fa volevo mettere i miei ricordi sotto naftalina, poi leggendo gli effetti collaterali che comporta ho deciso di ripiegare in ben più standard vecchie scatole di cartone. Ero qui ad oziare (finalmente) assorto in un trasloco cerebrale ad incartare in fogli di giornale vecchi ricordi più o meno delicati. Ieri ho indossato per la prima volta un vestito (si, quello che avevo acquistato Lunedì scorso), avevo scarpe lucide ed una cravatta che spostava le attenzioni su di se. Oggi sono di nuovo in maglietta, jeans e puma bianche. Se non fosse per i calzini a quadri eleganti che indosso sotto i pantaloni tutto apparirebbe diverso da ieri ed uguale a sempre. Eppure… Eppure qualcosa non torna, non quadra. Non è uguale, niente è uguale. Lo so ne sono certo, ormai sono rinato. Come altre volte nella vita son rinato. Ieri ero quello che da oggi non sarò più!
Potrei piangere ma preferisco lasciarlo fare a chi sa farlo meglio di me.
Torno ad oziare, a sdraiarmi nullafacente sella bella poltrona bianca, a piegare vecchie pagine di giornale intorno a vecchi ricordi. Torno a finire il trasloco che la mia vita mi ha imposto di fare.
Siamo tutti un po’ malinconici ultimamente, lontani chilometri, in quel limbo che sembra un punto morto e che invece è il punto di partenza più frizzante che per ora ci sia mai capitato.
Tenete duro miei prodi, qualunque sia il sapore dell’aria che respirate.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.

















