free campers

Su una scala da 1 a 7, in cui 1 significa “assolutamente non soddisfatto dalla vita” e 7 significa “completamente soddisfatto“, la media calcolata tra la lista dei 400 americani più ricchi, stilata da Forbes, è di 5,8 esattamente pari a quella ottenuta in media nella popolazione degli Inuit dell’Antartide e nei Masai del Kenya, entrambe popolazioni che vivono senza elettricità e senza acqua corrente. Nei quartieri più poveri di Calcutta si è registrato un punteggio medio leggermente inferiore di 4,6.
Potrei fare innumerevoli riflessioni su dati del genere o rispolverare detti e luoghi comuni di cui mi sento nocivo portatore sano. Fortunatamente è tardi e nella mia testa girovagano pensieri di tutt’altro tipo. Strascichi di stronzate dette oggi e residui di avvenimenti di questi giorni mi si stanno riproponendo come le nubi di polveri siderali che ogni anno investiamo con il nostro micropianetino. Corro a mettere il capo sotto al cuscino. Le mie frustrazioni non mi lasceranno solo, ne sono consapevole, ma almeno ho una scusa per balzare direttamente ai soliti saluti…
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Di fronte ad una redenzione esentasse mi sono accovacciato per colpa dei crampi addominali e gastrici, di una cefalea fotofobica e di una lieve labirintite; ho confidato in un film di Spike Lee e tutto è passato, innocuo e tacito. Averlo fatto è stato proprio come non averlo fatto, vi dirò. Una criptestesia espansa è più reale e terrena di un soffio di jazz, aggiungerei. Cazzo, da queste parti è passato Bleek Gilliam.
La pausa estiva è finita anche per le cazzate e così eccoci di nuovo al lavoro con una interminabile serie di piccole curiosità.
Vostro Affezionato,
Bartolomeo S.
Ho un compito. Ho anche un Moleskin (finalmente!!), ma questa è senza dubbio un’altra storia. Fuori è tutta la sera che il cielo cerca di incazzarsi con noi povericomunimortali. I lampi in lontananza sembravano flash di giapponesi impazziti davanti alla Gioconda. Poco fa mentre rientravo cadevano gocce grandi come mandarini. Era solo un falso allarme. Ha già avuto il tempo di smettere.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
La politica è l’arte di fare agli altri ciò che non vorreste che facessero a voi
(A.E. Bergerat)

PARIS AT NIGHT
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo tra le braccia…
(Jacques Prévert)
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Diceva Bismarck che la politica è come il salame. Che è meglio che la gente non sappia com’è fatta per davvero se no non ne mangerebbe più. Il senatore Nando Dalla Chiesa utilizza queste parole in un suo spettacolo teatrale con cui cerca di parlare alla gente della sua esperienza di quasi quarant’anni di vita parlamentare. Il suo spettacolo è in alcune parti di denuncia, di dura denuncia verso il sistema politico italiano e i suoi attori, ma nellaltima parte si trasforma anche in una avvincente apologia per la lotta degli ideali e per il coraggio di portarli avanti.
Un passo molto conosciuto dello spettacolo denuncia i limiti oltrepassati dalla vecchia maggioranza di governo durante la sua legislatura.
Ho visto cose che..
Ho visto approvare in parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l’11 settembre. Di corsa, per onorare con il nostro lavoro - così ci venne detto - i morti di New York.
Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l’immunità delle più alte cariche dello Stato.
Questo fanatico mondo di merda riesce a rimbecillirmi a tal punto che mi rendo conto di non avere più il senso della Morte. Sono abituato quotidianamente a sorbirmi serie infinite di cifre.. Numeri marci come il significato che portano. Ce l’ho con i numeri perchè ad essi ci si abitua. Non mi rendo mai conto di quanto sia grande un numero di morti ammazzati. Il tg dice 16. Il tg dice 35. Il tg dice 200. Beh, sono tanti? Sono pochi? Dove sta il concetto di tanto o di poco nei numeri dell’orrore?
Ho provato a rifletterci, se volete provarci anche voi vi do un consiglio: il tg parla di un morto, quando state per andare a letto aprite la porta di camera di vostro fratello o vostra sorella, quella è la quantità di vita che corrisponde ad un morto! il tg vi parla di 5 morti, la prossima volta che siete a tavola con la famiglia contate le persone che sono a tavola, guardatele (mentre ci siete ditegli anche che gli volete bene e magari abbracciatele) sono quelle 5 persone! Il tg un giorni parlerà di centinaia di morti, la prossima volta che sarete in discoteca a sbevacchiare invece di tenere il capo abbassato per controllare se le vostre scarpe del cazzo sono ancora pulite guardatevi intorno e provate a contare le persone che vi circondano.. Una ad una fa più effetto. Magari arrivati a trenta siete gia stanchi. Chi negli ultimi venti giorni ha dovuto recuperare dalle macerie e contare le vittime degli ultimi bombardamenti in libano, pensate che fatica ha fatto per arrivare a mille!!!!

Oggi ho smesso di pensare che siano cose lontane. Oggi ho provato a contare. Una o mille sono sempre tante!! Stasera ho la nausea. Non penso mi passerà, mi fa schifo questo fanatico mondo di merda!
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
2675… duemilaseicentosettantacinque… ventiseisettantacinque… dueseisettecinque… Posso leggerlo in molti modi diversi ma rimarrà sempre il solito (sporco e lurido) numero. Un numero fra i tanti che in se non racchiude nessun significato. Non mi suona come un numero anonimo, leggerlo da quasi soddisfazione. Non associandolo a niente fino ad ora passava inosservato nel mare magnum di cifre che mi tartassano la vita. Oggi però sono (ri)stato (per la seconda volta nella mia vita) a Dachau. Tornarci per me ne è valsa la pena, anche stare male alcune volte fa bene. La prima volta non sono stato in grado di osservare. Avevo guardato tanto, avevo sentito molto ma nel vivere quello che avevo davanti non ero riuscito ad osservare granchè. Della prima visita mi rimane molto, per lo più emozioni, concetti e tante riflessioni.
Oggi ho usato gli occhi un po’ di più e mi sono messo a scrutare i particolari.
Ora ho in testa due cose.
Mi risuona in continuazione nella mia scatola cranica quel numero, “ventiseisettantacinque.. ventiseisettantacinque.. ventiseisettantacinque..”, verniciato in bianco sui nudi mattoni rossi della Baracca X (Baracke X). Col baracca x si indicava il nuovo creatorio del campo di concentramento di Dachau. Tristemente famoso per la sua brutale struttura a catena di montaggio nella quale si entrava vivi da una estremità e non se ne usciva più.
Quando riesco a distogliere l’attenzione della cantilena del numero posso vedere impresso a caratteri gotici un nome su una parete immaginaria nella mia testa. Non importa che mi concentri molto, è li basta che la guardi. “Friedrich Franz Bauer” era un fotografo di Monaco di Baviera che fino ad oggi risultava a me del tutto ignoto. Oggi ho avuto modo di leggere molte volte il suo nome nella didascalia di moltissime delle foto esposte nel museo del memoriale del campo di concentramento di Dachau. Oltre ad aver fotografato nel suo studio personale gerachi del calibro di Heinrich Himmler,
Bauer è stato anche il reporter incaricato dalle SS di documentare l’interno del campo per le foto di propaganda. In nessuna delle immagini appare un prigioniero maltrattato, smagrito, in pessime condizioni. In nessuna delle immagini si vede il sovraffollamento delle baracche, le condizioni disumane, la sporcizia e la mancanza di igiene.
Una delle cose che mi sono sempre chiesto è il grado di complicità da attribuire a persone tipo Franz Bauer. Quanto sono colpevoli i reporter, i giornalisti, gli storici e i fotografi di propaganda. Quanto valgono e che prezzo hanno le loro notizie false, le loro non verità o le loro verità parziali? In questo momento non riesco a darmi risposta anche perché sono colto da un dubio improvviso: mi sono chiesto se avrei dovuto sentirmi in colpa mentre cercavo di inquadrare dal mio obiettivo ciò che altri in passato avevano tristemente inquadrato con i loro occhi.
München, I° Agosto MMVI
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Il manifesto di Maffia è coperto di domande rivolte alla polvere. E’ coperto di citazioni e di eccitazioni. E’ scarno e polposo. E’ un oracolo che lascia scappare le proprie parole nel vento più feroce. Non racconto di me. Non mi metto in mezzo. Non intralcio il passaggio.
Tutto scorre e passa, tutto crea il suo abisso. Se avete sentito un sibilo, non sono io la causa. E’ la sete, che prende vita da una cannuccia colorata. Cazzo, che storia.