(Dis)Ordinamento totale.
Non posso farci niente sono fatto così, con i miei arroganti difetti, le mie costose stonature e le mie pesanti convizioni. Mi guardo intorno e vedo soltanto cose che non sono dove devono essere, posti vuoti o riempiti di quello che io non ci avrei mai messo. Ordine è una parola che mi confonde e mi disorienta. La mia spazialità è costituita da innati preconcetti per cui ogni cosa ha un suo luogo nel quale ha senso la sua esistenza ed, al contempo, ogni luogo è (esiste) per dare un senso all’esistenza di qualcosa. L’ordine mi appare invece basato su concetti innaturali per cui oggetti devono state in determinati luoghi perchè così vuole il costume di una società o il solito pensier comune. Non voglio difendere il mio punto di vista, non voglio spostare le cianfrusaglie di nessuno, non voglio criticare il vuoto che c’è in troppi luoghi…
Accetto! Sopravviverò in silenzio nell’ordine che c’è la fuori, ma qui dentro lasciatemi vivere nella libretà delle mie misere e disordinate convinzioni.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.


















