E’ soltanto nella spontaneità che risiede il vero spirito artistico.” (Lin Jutang)
Mi sono stupito, ma non di tutto. Non mi sono di stupito di trovare in tv un’altro budello, se ce n’è uno in certi programmi la beccano di sicuro. Non mi sono neppure stupito dei soliti luoghi comuni e le solite puttanate dette dalla gente. Non mi sono stupito neanche a vedere cosa aveva fatto e cose stava facendo. Ormai sono troppo abituato (pur vedendo pochissimo la tv) a sorbirmi questa spazzatura. Mi sono solo stupito quando ad un certo punto la “bellezza” si è messa a fare una sorta di spogliarello ed ha canticchiato una canzoncina.. Su quel subito non sono riuscito a cogliere le note, mi aspettavo un “9 settimane e mezzo”, cosa di più classico ed usuale.. Non avrei mai scommesso sulla finezza di un Nino Rota o di un tema anche solo leggermente più classico o non meno démodé, ma quello che dopo qualche stonatura vocale ho riconosciuto è stato il jingle della pubblicità dell’Aperol!! …Chi lo avrebbe mai detto, anche la Tv può regalare emozioni ancora nuove ed inaspettate!
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
PS: Mondo amami quanto io sto amando te in questi giorni!!!
Il tessuto blu che scaldava troppo costantemente il culo di Andreas doveva essere li da molto molto prima del suo arrivo. Si, sicuramente era già nato quando qualche bislacco chissacchì compose quell’arrogante pasticcio postindustriale. Forse non era ancora nato quando qualche altro chissacchì compose quall’ancor più ostinatamente arrogante angolo di mondo con le ruote. Il suo nuovo acquisto lo isolava dal mondo perfettamente. No, non era una sensazione piacevole, anzi, stava vivendo una sensazione strana come quando si era seduto quella volta sulle montagne russe senza sapere cosa lo avrebbe aspettato. Allo stesso tempo sapeva che una volta ritornato al mondo la fuori sarebbe stato come all’arrivo. Una strana eccitazione lo avrebbe preso con il rimpianto di non averlo fatto prima e la infantile agitazione di chi non avrebbe più voluto farlo. Era circondato da qualche mondo diverso dal suo, chi sa poi quanto? Non era ancora bene in grado di capire se stesso, lo faceva benissimo con gli altri, o almeno così credeva, ma non era ancora in grado di farlo con se stesso. Oltre a quei mondi così diversi ce ne erano altri, lo sapeva, ma lui era fermo li e per una volta si sarebbe fermato prima. Prima di incontrarne altri!
Andreas sapeva anche che quello che vedeva non era proprio vero. Ha sempre avuto questo sprovveduto senso dell’immaginazione, ma se lo era dimenticato (come tante altre cose del resto). La settimana prima una mail preannunciata glielo aveva ricordato. Molti prima di lui lo avevano pensato e molti prima di lui erano andati oltre scrivendolo, qualcuno ci aveva convissuto, altri lo avevano voluto dire a tanta gente e ci erano riusciti. No, Andreas lo aveva sempre tenuto per se con l’intento di non dimenticarsene e, semplicemente, di sapere che era così. E gli altri che volevano saperne? Che potevano saperne? “Ci sono tanti modi con cui posso guardarmi intorno” pensava “e tanti altri per toccare le cose che mi circondano. Ma quale è il modo migliore? Come posso fare per vedere le cose davvero? Come posso fare per toccare le cose davvero?”. No, ad Andreas non interessavano le risposte, interessavano le domande, interessava stare li a guadagnare ore ben vissute a tramutare quegli spasmi cerebrali in cazzate completamente senza senso.
Andreas era indietro e lo sapeva. Non era colpa sua, erano gli altri che erano più avanti. Di questo si era sempre fatto una gran risata, gli piaceva stare in un’altro posto anche se era indietro. Non condivideva nulla di quelli (tutti) che erano avanti a lui ed era contento per loro che lo fossero, e lo era davvero. Ogni mattina si svegliava felice per il mondo intero, per tutti quelli che erano stati toccati dal dono di avere qualcosa in più di quello che era toccato a lui.. e quindi per tutti. Anche quel giorno era felice, anche quel giorno era felice di essere indietro, anche quel giorno sul suo treno di ritorno a casa, chiuso in quel compartimento con altri tre più in avanti e le cuffie nelle orecchie, anche quel giorno seduto su quelle poltroncine orrende era felice quando accese il suo coso e iniziò a scrivere “Il tessuto blu che scaldava troppo costantemente il culo..”
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Ci sono cose che non si possono dire. Ci sono cose che non si possono neppure pensare di dire. Ci sono cose che non vale la pena dire. Ci sono cose che può essere utile non dire. Ci sono cose che fa fatica dire. Ci sono cose che fa male dire. Ci sono cose che non si vuol dire. Ci sono cose che è intelligente non dire.
Non ho ben chiaro quello che volevo scrivere stasera a quali cose appartenga, so però che non scriverò niente di ciò che ho in testa.. Scrivo molto e dico molto altro, ma non sono mai riuscito a stimare tutto ciò che non dico. Non temo il giudizio, temo tutte le complicazioni che le parole hanno… Non volgio essere libero di dire tutto quello che voglio. Voglio essere e sentirmi libero di non dire tutto ciò che voglio.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
PS: nell’aria respiro stanchezza e il sonno vince sulla goliardia di qualche neurone…
Mi sono riseduto e quindi posso iniziare. Sono rimasto sconcertato ma il lato B del 45g dei P. suona bene sia a 45 che a 33, cambia soltanto il volto di chi ascolta.. Eccitazione Vs. Rilassatezza. Purtroppo è vero, non possio farci niente, il vinile non è soltanto musica, non è soltanto fruscio, non è soltanto suono, è l’attività di andare a cambiare il lato, è la sensualità della linea e del materiale, è la carica sessuale di un oggetto che attrae, della spirale perfetta e della delicatezza dei movimenti. La carica erotica degli oggetti sconcerta in alcuni casi. Il senso estetico è il valore aggiunto degli oggetti e delle cose e delle forme che riescono ad attivare zone del cervello di solito banalmente incustodite. Una vecchia cravatta made in Gucci, un paio di occhiali Carrera, una vecchia e poltrona in legno e pelle, una lampada da ufficio in acciaio, un ventolatore in legno, una radio a valvole, un telefono analogico, un taglio su una tela o una canzone dei B….
Probabilmente è la malattia vittoriana delle case tutte uguali o il fatto che i punk si riconoscono troppo bene o il problema dei mezzi di trasporto che sono solo come devono essere, ma L. appare come tutto un gigantesco Cut&Paste! L. non è sensuale, L. non risveglia gli ormoni, L. non è sessuale. L. si salva per la vita di cui si riempie, L. vive della gente che ci abita, L. respira le esperienze che si intrigano in lei. L. è un’affascinante signora che qualche anno fa aveva qualcosa da dire mentre ora ti fa palpitare il cuore con quello che la vita le ha lasciato custodire nel profondo dei suoi incantevoli occhi.
Un giorno farò una lista dei luoghi che mi hanno segnato. Un altro giorno magari andrò oltre con le esperienze che mi hanno plasmato. Sono sicuro che a quel punto potrò rammentare molte vie, potrò parlare di molti edifici, di alcune piazze e di svariate scene, ma L. (per ora) sarà l’unica grande città che nono riuscirò a particolareggiare.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Non conosco nessuna canzone, anzi potrei scommettere di non riuscire a canticchiare senza commettere alcun errore neppure una misera strofa. Conosco pochi attori e nessuna filmografia. Ho in mente un numero così limitato di titoli di quadri che potrei scriverli tutti con una bic a punta larga su una mezza penna barilla. In culo ai politicanti fasulli e i cialtroni che menomale ci sono loro a dire la sua sennò come cazzo farei a farmi un’idea giusta del mondo.. Organizzatori di eventi sociali e manifestazioni di protesta rendetevi conto che non potete camparci e non farete mai campare nessuno.. L’orto da più soddisfazione a voi e a chi si vuol fare una frittata di patate!! ..E sui treni abbassate l’aria condizionata verso una certa ora che sennò la gente attacca bottone con la solita zolfa del come si viaggia male sui treni… Mio bisnonno a Torino ci andava a cavallo e li sulla sella non c’aveva certo un pezzente come me costretto (lato finestrino) a fingere bonaria volontà di udire le vostre stramaledette minchiate. Poi imparate che se uno si alza 5 minuti prima di arrivare non è perchè vi dovete alzare anche voi, lamentarvi che vi siete alzati troppo presto e poi dormire in piedi quando si scende.. La gente ha furia!! Se voi no levatevi dalle palle!!
Perchè deve essere una moda dare una mano al mondo. Stramaledetti perbenisti dalla coscienza pulita come il buco di culo di un pinguino, non potete farvi vendere drammi. Uno spettacolo non è atroce solo perchè ne parla la tv e c’è un vip che gli fa la pucclicità.. Il mondo fa schifo ovunque e non si può tappare un buco ad un colino, se si vuole raccogliere l’acqua bisogna rimboccarsi le maniche e andare a compare una tinozza…
E non rompete le palle con i cuccioli di foca, che se non avessero gli occhi più grandi della testa e il fisico da trudini per voi potrebbero schiantare come tutti quei tonni che rompete ogni giorno col grissino!
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
PS: Mi raccomando fate la raccolta differenziata e poi facciamoci governare da chi non sarebbe neppure degno di affogare nel bidone marrone dei rifiuti organici.
E se fosse solo tutto un grande bluff.. Alcune volte ci penso, ad un grande mega cartello fatto al telefono dal signor Casio, dalla signora swatch, da zio Rolex, e zia Margi, e fra tutti gli alti bossettini di tutte le altre enormi case orologiaie che mi mordicchiano la vita con i loro marchingegni a molla con lancette annesse che girano. Il tempo forse non esiste, e magari non è mai esistito, il tempo non passa e non scorre e neppure procede a scatti come le lancette dei suddetti meccanismi ci voglioo far credere. Siamo noi ad avere una concezione strana dell’evoluzione, noi viviamo e nel vivere cambiamo in noi e fuori di noi, facciamo le cose per non stare fermi e con questo ci illudiamo che anche tutto il resto evolva con la stessa concezione. Siamo abituati a dare età ad ogni cosa, a cronologizzare tutto. Pensiamo in maniera naturale ad una evoluzione. Un respiro viene dopo l’altro, e non possiamo decidere di far battere il cuore una volta sola ed andare avanti per un giorno, ma dobbiamo sentire un battito e poi un altro e così via.. Ci abituiamo fin da piccoli ad ordinare gli avvenimenti a doverli ripescare nello stesso ordine e a trovare le cause di un poi in un prima… Voglio rivoluzionare tutto, voglio astrarre i miei orizzonti temporali, voglio che il futuro sia causa del presente e il presente del passato, volgio che il tempo sia solo un mezzo per far fare quattrini a qualche manifatturiero dal cinturino facile. Il mio mondo sarà un tovagliolo appallottolato che simula lo spazio e le cose in cui ogni punto tocca qualunque altro punto. Il mio tempo non esiste e per me non esiste neppure il vostro! Sarò principe per sempre perchè l’ho deciso, sarò re se lo vorrò e nessuno potrà mai spodestarmi visto che si spodesta solo dopo essere diventati re… Ma non ci sono più sequenze di eventi. Io sono, sono stato e sarò!
Il mio regno sono tre punti di sospensione…
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.

Mi sono sempre chiesto se diventerò mai un guidatore della domenica. Per la precisione mi sono sempre chiesto se uno guidatore della domenica ci diventa piano piano oppure se un fine settimana si sveglia e si ritrova con il piede impossibilitato a schiacciare l’acceleratore. Si, per certi versi lo do per scontato che questa sia una tappa fondamentale della vita di ogni essere vivente. Sono pochi a sfuggirne e prima o poi capiterà veramente a tutti.. Così come si invecchia probabilmente ognuno di noi si ritroverà una domenica ad essere di intralcio al solito dolce ritardatario.
L’unica certezza che mi rimane è il non esserlo ancora. Sarà il mio immancabile ottimismo che mi spinge a ripetermi fino all’ultimo “ancora cinque minuti e parto”, sarà l’insostenibile vizio di dover procedere con il mio passo, sarà una sorta di bambinaggine recondita per cui sorpassare chi arriva ultimo è scemo, ma davvero la domenica in macchina mi trovo sempre a rispolverare vecchie ire omicide che giacciono in me normalmente assopite.. Nulla di grave, ogni volta basta che ricordi a me stesso che è domenica (anche per me) per far sbollire i miei animi..
Ma sarà possibile che più sono in ritardo più il panorama sembra interessante agli altri automobilisti?
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Questo non è un post dei soliti. Oggi ho un obiettivo, più o meno saggio e più o meno interessante. Covavo l’aspirazione di scrivere questo articolo da qualche tempo, più esattamente da quando, qualche settimana or sono, ho scoperto che Enrico Ghezzi ha iniziato ad intrattenere un pizzico di pubblico con una strisciolina in una delle penultime pagine di Nova24.
Caro Ghezzi,
ti scrivo dal basso della mia personale coscienza di essere ignorante per dirti che ti stimo. Mi hanno sempre affascinato i tuoi monologhi fuori orario simili a nenie materne. Non li ho mai condivisi, ed ho sempre trovato arroganti e forzate le opinioni che portavano in grembo, ma ti assicuro che li ho sempre stimati e (quando ne ho avuto la possibilità) ascoltati con tremenda invidia fino alla fine. Ingoro quali siano le reali cause di questo interesse, forse trovano fondamento nel fatto che ho sempre pensato le diversità come un vitale pregio piuttosto che come un lugubre difetto, forse perché adoro le espressioni fuori dal coro (qualunque esse siano) o forse perchè semplicemente ogni volta volevo vedere dove saresti andato a parare.
Scusa se ti do del tu, non ti ho chiesto il permesso, ma il mio rapporto con te è così interiormente consolidato da apparirmi come un dialogo con una parte di me stesso. Forse non sono qui a cercare di comunicare qualcosa a te, ma a chiedere a me stesso cosa mi spinga ogni volta a leggerti ed ascoltarti. Cosa mi spinga ogni volta a dire che “questa è l’ultima volta” e poi invece a ritrovarmici di nuovo. Soprattutto mi interrogo sul fatto che stia cambiando in me qualcosa, che in me avvenga una piccola rivoluzione. Si, caro Ghezzi sei riuscito anche a farmi porre questa domanda. E’ da due tuoi articoli che non riesco a finirti di leggere, che mi perdo tra le parentesi, le barre diagonali e le virgolette. Spero di scoprire presto in cosa sono cambiato ed in quale direzione, non reggo al senso del dubbio e dell’ignoto.
Tu non cambiare, il mondo merita sempre di qualcuno con cui misurarsi, anche solo per esercizio mentale. Spero di continuare a non condividerti e di tornare a reggerti fino alla fine perchè senza semplici mattoncini come questi non si possono murare scalinate con le quali crescere interiormente. Non c’è crescità senza confronto.
Un tuo non-ammiratore,
BS
(Im)propriamente parlando ho abusato del mio e del vostro tempo, non mi rimane altro che tornare al mio rituale trovare qualcosa da fare.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Basterebbe cambiare una sola sillaba e potrebbe succedere l’inimmaginabile. Oppure potremmo cambiare paragrafi o opere intere e niente ne risentirebbe. Il valore del danno sta nel valore dell’originale e non nell’atto del cambiamento.
Le parole hanno un’anima ed hanno una vita propria. Nascono in un momento non ben definito che potrebbe essere segnato con un tratto lungo un asse temporale immaginario e non con un punto… Le parole non muoino mai.
Muoino le lingue, muore l’ultimo superstite di una tradizione lessiacale, si perde l’ultima opera di un’antica civiltà scomparsa, ma le parole non moriranno mai. No, non è una provocazione e non è neppure un’affermazione campata in aria, ne sono certo.
Le parole sono come un segreto fra due individui mai rivelato. Le persone moriranno, il segreto vivrà in eterno.
Riflessioni di un pollo arrosto rimasto solo e saltato più volte in padella.. Pian piano si avvicina il momento di essere servito.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
Il partecipante è una strana categoria. Vive in ogni luogo e probabilmente è esistito in ogni epoca. Il partecipante non vince e non perde, non arriva primo o secondo o terzo, non arriva neppure ultimo o penultimo. La vita del partecipante scorre. La vita del partecipante non ha bisogno di aggettivi si descrive da se.
Stasera non c’è stato un primo, non c’è stato un ultimo ma ognuno si sentiva in cuor suo vincitore morale. Forse non c’è stata neppure partita ma gli strascichi polemici si. Forse era tutto un grande bluff per darci ad intendere di non aver vissuto un paio di mezz’ore da semplici partecipanti.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
C’è un misero buchino, piccolo come la cruna di un ago, ed è li nella persiana di camera mia. Ogni giorno (almeno quelli privi di nuvole) poco dopo mezzogiorno un raggettino di sole inizia a passarci all’interno. Come un riflettore da teatro un cerchiettino luminoso inizia il suo percorso di vita. Ogni giorno sorge sulla prima anta dell’armadio, passa a quella vicina, poi scende sul tappeto, per un piccolo periodo sfiora il mio letto e quando sta per cadere dal bordo del materasso scompare. Così come è apparso, ossia all’improvviso, ogni giorno se ne va verso le quattro lasciando la platea allibita senza neppure la concessione di un bis.
Stamani mi sono svegliato di soprassalto. Stranamente non ricordo in quell’occasione cosa stessi sognando, ma sono sicuro di aver fatto come il pallino di sole. Ho deciso di scomparire dal sogno poco prima che qualcosa di terribile accadesse.
Ogni notte verso le due, immagino, inizio a vivere mille nuove vite in un mondo fantastico, magico ma estremamente reale. Ogni notte sviluppo poteri sempre nuovi e capacità inimmaginate. Riesco a vedere mondi e luoghi di rara bellezza. Ogni mattina (mai alla stessa ora) abbandono quella vita per entrare in questa in cui tutto può essere spiegato leggendo un normale manuale di fisica generale.
Chiedersi quale sia davvero il sogno e quale sia davvero la realtà mi sembra non solo scontato ma anche immaturo e naturalmente autocensurabile… La realtà è una cosa troppo disgraziatamente tremenda e piena di oscenità per essere un sogno. Mai un incubo potrebbe essere più crudele di quello che mi circonda.
Vorrei essere davvero come il pallino di luce e scomparire da questo mondo di merda quando tutto sembra sull’orlo del baratro per riapparire il giorno dopo e ricominciare respirando solo il bello del circondario!
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.
PS: Che sia chiaro ora non voglio scomparire…. Certe volte (ma non sempre)!

[ring!………..ring!……….ring!]
Pronto.
Pronto. Chi parla?
Sono IO!
Ciao, IO. Sono felice di sentirti. Dimmi tutto!
Ho scoperto che la verità non esiste, sono sconcertato ma è così. Stasera mentre…
Aspetta, aspetta. Che vuoi dire?
Lasciami finire e vedrai (cretino [n.d.a.])! …Stasera mentre tornavo dal mondo freddo di lassù ho riflettuto su una frase detta poco prima. Naturalmente come al solito sono stato lento, e ci sono arrivato solo in ritardo. Ma dalla mia bocca inavvertitamente sono uscite queste splendide parole “…non è una cosa falsa. Ci sono due verità, dipende quale racconti!”. Il contesto era uno dei soliti inutili e tormentosi discorsi del mondo freddo, dietro però c’era molto di più. Ci pensi che possono esistere due, dico DUE, verità. Entrambe vere al contempo e quindi entrambe al contempo false. La verità è una percezione, è un modo di vedere le cose, è un insieme di sensazioni e di pregiudizi il tutto mischiato da una bona dose di fantasia e scarsa capacità mnemonica. Questo vuol dire che una verità non è mai esistita e non esisterà mai perché è impossibile raccontare una verità, vedere una verità, trasmettere una verità, percepire una verità e…
IO, dimmi la verità. Ma va tutto bene?
Cavolo, meglio di così, mi sento in forma bestiale. Ho iniziato (come ai vecchi tempi) a trastullarmi il cervello con discorsi e ragionamenti che solo io farei. Poi ti dirò, è qualche giorni che guardo il mondo con occhi felici e sorrido (sotto i baffi ma sorrido!)…
Ah.. Ma ho capito (brutto essere malefico [n.d.a.])! Fra le righe mi volevi dire di smetterla con queste stronzate perché è tardi e vuoi andare a dormire, vero?
Mica tanto fra le righe!
‘Fanculo!

[tu…tu…tu…tu…tu…tu…tu]
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.

Ogni volta che arriva lei devo smettere di fare qualunque cosa stia facendo. Il suo tono di voce normale andrebbe sopra a quello di una ruspa intenta a sbrandellare il manto stradale dell’autostrata del sole. Ho sempre odiato il suo modo di fare fino da quando ero piccolo, la si sente attraverso i muri, la si sente in sottofondo aumentando il volume della tv, la si sente sotto la doccia, la si sente ovunque. Inoltre da quando ho un minimo ricordo della sua esistenza (ma indubbiamente gia da prima) fuma quasi due pacchetti di paglie al giorno.. Niente in contrario (per carità) se non fosse che i suoi denti, il suo aspetto e l’aria che la circonda ne hanno risentito notevolmente. Se il pomeriggio è passata da casa mia, fino alla sera alle undici uno ne può tranquillamente annusare la presenza!
Non era di lei che volevo parlare o dei lampi di stress che mi provoca, ma neppure il fatto che abbia adocchiato delle zanzare che oggi (17 Gennaio 2007) mi hanno svolazzato intorno può apparire altrettanto catastrofico.
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.