Impressionare (con) una pellicola
Scoperto nel lontano 1774 dallo svedese Carl William Scheele, il cloro [Cl] (dal greco chloros, “verde pallido“), è l’elemento chimico con numero atomico 17. Il Cloro é un “alogeno” che si ottiene industrialmente per elettrolisi del cloruro di sodio, il comune sale da cucina, attraverso tecnologie in continuo perfezionamento. E’ un gas di colore verde giallastro ed è due volte e mezzo più pesante dell’aria, ha un odore sgradevole ed è molto velenoso. I suoi poteri ossidanti, sbiancanti e disinfettanti sono noti ai più e per questo è utilizzato in una grandissima quantità di applicazioni. Oltre ai suoi innumerevoli usi il cloro è importante per la sua presenza massiccia negli elementi naturali. Sottoforma di cloruro, ad esempio, rappresenta l’1,9% della massa totale di tutti gli oceani. Nell’oganismo umano è presente soprattutto come ione cloruro necessario per il bilancio idrico e la pressione osmotica, partecipa ai processi di digestione e di trasporto. Visto che non è tutto oro ciò che luccica c’è anche da annoverare una brutta storia sul suo conto visto che è stato una delle prime armi chimiche impiegate in scenari di guerra. Fortunatamente per il resto della moltitudine delle applicazioni in cui ogni giorno interviene il cloro la distanza dal malvagio uso bellico è notevole.
Assieme all’argento [Ag] è la base del Cloruro d’argento [AgCl] che è il sale di argento dell’acido cloridrico. Il cloruro d’argento è usato per le pellicole fotografiche, in quanto diventa di colore scuro se esposto alla luce, decomponendosi liberando atomi di argento metallico. E’ proprio in questa foma che, inconsapevolmente, il cloro ci ha degnato dello splendido dono del cinema e della fotografia.
E’ quindi (in primis) anche grazie ai processi di modifica della struttura atomica dei cristalli di cloruro d’argento a contatto con la luce che stasera ho potuto finalmente vedere un gran film. Era tutta la stagione che aspettavo di uscire dalla sala cinematografica con questo spirito, soddisfatto perfino di aver pagato il prezzo intero (che ha raggiunto cifre (tra poco) da acquistodi VHS e che diventa dannatamente obbligatorio il fine settimana).
Thank You for Smoking è un film BELLO (veramente)!! Pochi altri sono gli aggettivi che potrebbero contraddistinguerlo. Scorre bene, la storia regge, i personaggi pure e la regia (accompagnata da uno splendido montaggio) mi ha portato ai titoli di coda con pieno stupore. Ultimament avevo fatto l’abitudine di trovarmi inconsapevolmente a guardare intorno nella sala durante le proiezioni nell’intento di trovare qualcosa da fare che fosse meno annoiante che vedere certe scene (soprattuto cercavo di capire dalle espressioni degli altri avventori se il ero io che non andavo e non il film). Con stasera ho riscoperto il piacere di rimanere con gli occhi spiaccicati allo schermo e con l’attenzione attaccata alla storia. E’ sempre bello riscoprire piacere pensati perduti! …BRAVI!!
Regia di: Jason Reitman
Con: Aaron Eckhart, Maria Bello, Cameron Bright e Adam Brody
Anno: 2005
Vostro affezionato,
Bartolomeo S.



















1) L’area dell’intimità, compresa tra il contatto fisico e una distanza di 50 cm. Questa area è ad appannaggio delle conoscenze più strette, per cui se si inserisce un estraneo la risposta più naturale è il sospetto o l’irritazione.




