Eppoi arrivo a casa. Madido di sudore. Eppure non fa caldo. Mi chiedo perché sono qui, dove sono. Mi chiedo perché le risposte sono sempre disponibili su apparati fonatori dal tono grave, dal timbro peloso. Mi ossessiono con le domande, non mi disseto di risposte. Avevo cose da dire. Sussurrate, edulcorate, coese. Poi mi viene a mente un’immagine di un motel, nel deserto. Le gole sono secche. Le tasche vuote. Le notti buie. C’è odore di stantìo. La risposta è su un cartoncino giallo come muco. Attaccato al cesso. C’è scritto: OCCUPATO. Cazzo.
Current Music: Votantonio la trippa (si, al sugo)
Current Music: Telefon Tel Aviv, Fahrenheit Fair Enough ( Fahrenheit Fair Enough, 2001)
Current Music: Interpol, Hands Away (Turn on the Bright Lights, 2002)
Current Music: Low - Sunflower (Things we Lost in the Fire, 2001)
Nella prima domenica del dicembre 2006 ci siamo accorti che il tempo è trascorso sincopato e tachicardico, come se avesse le stesse proprietà di un ansiolitico scaduto. Abbiamo preso il solito posto a tavola, per consumare la cena. Abbiamo parlato leggendoci le labbra a vicenda, dato che le voci si sono smarrite nel vuoto; proprio là dove guardavano gli occhi. Ognuno di noi ha chiesto a chi aveva alla proprio destra a cosa stesse pensando. Nessuno ha detto la verità. Una scena scellerata, tra le sale da pranzo di Emanuel Carnevali, e i Mangiatori di Patate del Ghohg.
Ecco, non vedi? Io non ho più la lingua, tu non hai più le orecchie, non mi sentirai nemmeno. Ci siamo alzati, ognuno per la propria strada menzognera. Verso la notte. Qualcuno ha letto qualcosa. Qualcosa ha consigliato qualcuno. Un cenno può essere inanimato. Ed un’orma ha le sembianze di un videoclip.
Titolo: MassimoVolumeIlprimoDio
Durata: 02:52

Il resoconto di questa settimana è che non ho concluso assolutamente un cazzo di niente. Anche se non è ancora finita, al sabato non sarà cambiato nulla. E’ la settimana in cui sto leggendo tre libri in contemporanea, con approssimazione. Con automazione. E’ la settimana in cui il libro pù recente che ho trovato sulle teorie del suono nel cinema risale al 1959. E’ la settimana in cui ho incontrato il mio vecchio capo redazione, un giovane con le mani in pasta in un sacco di uffici stampa. Mi ha chiesto, con quella sua lisca del cazzo, cosa ne sarà del mio futuro professionale. Con assoluta certezza gli ho risposto che mi sarei iscritto a quache agenzia di lavoro temporaneo, e che non avrei avuto preoccupazioni al riguardo. Mi ha gelato con il saluto, la mano fredda e sprezzante. Mi ha suggerito implicitamente che sarei stato ancora per molto un subalterno ed un sottoposto. Continuo a credere che l’autodidattica sia una buona fonte i salvezza. Per stringere le mani. Per non prenderlo nel culo.
Current Music: Portishead, Mysterons (Dummt, 1994)
Current Reading: Wu Ming 5, Free Karma Food
John Kennedy Toole, Una Banda di Idioti
Paul Collins, lLa Follia di Banvard
Ho creduto che sarei stato il primo a tornare dalla libera uscita del sabato. C’è chi mi ha preceduto. La linfa nebulosa di questa tumida terra mi ha distratto alla guida. Senza un faro e con quel paio di occhiali dalla patina recidiva sono arrivato al caldo. Un’impresa Foggartiana, cazzo. Ho rimestato le vicende del pomeriggio, quelle di ieri sera e quelle di una vita intera, arrivando a spaventarmi per i miei sproloqui del cazzo. La vergogna è parte di me. Si nutre di me. Forse analizzo troppo severamente i miei comportamenti. Ma, Cristo Santo, Testa di Cuoio non approverebbe.
Ho chiesto di trovare una macchina parcheggiata con una fessura tra finestrino e sportello dell’ampiezza pari a una lamina d’argento. Avrei avuto quel che c’era da avere, e, di conseguenza, fatto quel che c’era da fare. Purtroppo, le mie parole arrivano sempre in ritardo. Rannicchio questo mucchietto di ossa simpatiche in un cunicolo di lana e sintetico. Sintetizzo e anestetizzo. Taccio e ronfo. Mi sveglio e scompaio. Di colpo. Come un silenzio. E dopo, il fragore.
Testa di Cuoio lo incontrai un giorno al bar. Stava leggendo la Gazzetta dello Sport. Sfogliava il giornale come se stesse cercando delle briciole di pane rimaste tra le pagine. Gli occhi incollati agli articoli ed un ghigno di stordimento lo rendevano simile ad una talpa. Stava bevendo un bicchiere di acqua gassata e masticava i gusci legnosi dei semi di zucca. Aveva una salivazione apparentemente abbondante ed acida. Quando ritirava la mano dalla bocca trascinava fili di saliva che si allungavano per qualche centimetro. Erano quasi verdastri. Mi avvicinai a lui per chiedergli un accendino. Me lo dette. Lo intascai e non glielo restituii mai più.
Una volta ho visto un film doce il protagonista aveva come unico amico un gelataio ambulante. Non parlavano la stessa lingua. Nessuno dei due capiva cosa diceva l’altro. Quel film l’ho visto più di una volta. Poi mi sono accorto che nessuno dei due fumava.
Current Music: Cinematic Orchestra (Motion)
Il sole non tramonta mai e le nuvole imprecano contro la cecità. Nell’estate di un paio di anni fa la gioventù si manifestava sotto l’ombra dei piedi scalzi che pestavano la sabbia e le onde. Si respirava nei frammenti di vetro delle bottiglie di birra che riflettevano la desolazione e l’arsura. Poi ad un certo punto, le nuvole hanno tolto gli occhiali da sole e hanno cominciato a pisciare sulle nostre teste vuote. Si passeggiava quell’estate come i vegliardi che cercano di risvegliare le proprie ossa, come vecchie iguana assetate di calore, come rockstar senza carta di credito. Ci sollazzavamo con le nostre cuffiette sputamusica e confidavamo nei nostri capelli leggeri e ingombranti. Detestavamo le droghe, mentre saremmo potuti essere i migliori affaristi del settore. Cavalcavamo i pianoforti anatomici del Post-Rock, scopavamo con le chitarre della bossanova e con i suoni ergonomici dell’elettronica che lobotomizza. Si inventavano parole nuove, derivate dall’aggettivazione dei principi attivi dei medicamenti, degli elementi chimici, e dei medicamenti stessi, tralasciando gli eccipienti. Ci sputtanavamo i soldi in cerca di un ricordo e di una sensazione. Poi siamo caduti, con tutta la volontà e l’impegno possibile. Sembrava che l’avessimo fatto apposta. Una caduta ketoprofenica ed un atterraggio ferrogradico. Ahia.
Ci ricordiamo di aver vissuto solamente quando il freddo ci dice che non siamo paralizzati.
Current Music: Arab Strap , the season is long (Writers Without Homes, 2000)
Nei miei diari c’è sempre un accenno al tempo e alla superficialità. C’ è sempre un’indagine decostruttiva del reale e della resa. C’è questo e pure altro. Facendo due conti, non ci si dovrebbe trovare niente di interessante, là dentro. Eppure, in questa efedrinica discesa nei territori della sceneggiatura telematica, c’è da scovare un corpo ed un cadavere. Non si sa chi sia l’assassino. Non si sa chi sia l’assassinato. Auguri Bartolomeo S.. Alla salute.[… Qualche giorno, dopo la fine della scuola…]
Current Music: Arab Strap, One Day After School (Philophobia, 2000 credo)

Che sia una vita dedicata totalmente all’attesa non è una novità. Che aspettiamo sempre - che sia il vento migliore per spiccare il volo o lo stimolo giusto per andare a cagare - sono cose che abbiamo già sentito. Poi arriva il giorno in cui non c’è nemmeno il tempo per attendere. Il giorno in cui il distacco tra l’evento e la sua attualizzazione è così labile che è già arrivata la fine. E tutto si perde nella banalità. E l’attesa è uno sputo di catarro nella fanghiglia. L’ultimo secondo per sperare è già trascorso agli albori della dimensione temporale. Ridurre il mondo ad una lancetta che taglia il tempo è una grande stronzata e una grande verità.
Current Forced Music: Alhoevera, Dulces Naranjas
Current Reading: Enrique Vila-Matas, Parigi non finisce mai.
Cheppoi mi sembra così vero che siamo tutti epicamente noiosi e carichi di boria. Mi basta pensare alla presunzione che abbiamo quando parliamo dei nostri quadri psichici e mentali deteriorati, con l’aggiunta di neuroni smarriti, attività cerebrali ridotte all’osso, astenia, depressione, ossessione, paranoia, psicofarmaci, psicosi, psicodrammi, ero troppo gonfio quella sera non puoi capire chebbotta che avevo; tutto così autobiografico e falso e borioso. Per me Per me Per me Per me. Un po’ come un Hopper qua sopra. Magari mi sbaglio. Però dice che dovevano animarlo un quadro di Hopper di modo che divenisse un film. Non so, forse se la sbrigava Wenders. O forse ne sarebbe uscito un film sin troppo psicoastenico.
Ah, ho ritrovato quella storiellina eschimese sulla vecchiaia. ecco qua
C’era una donna, vecchia, cieca e che, per di più, non era in grado di camminare. Una volta chiese alla figlia un po’ di acqua da bere. La figlia era così stufa della vecchia madre che le diede una ciotola piena del proprio piscio. La vecchia lo bevve fino all’ultima goccia e poi disse: ” Sei proprio una brava figlia! Dimmi: chi preferiresti come amante, un pidocchio o un pesce scorpione? “.
“ Ma un pesce scorpione, si capisce “, rise la figlia ” perchè non sarebbe tanto facile schiacciarlo quando ci dormo insieme”.
La vecchia allora cominciò a togliersi scorfani dalla vagina, uno dopo l’altro, fino a cadere morta.Current Music : Thievery Corporation, Amerimacka ( The Cowsmic Game , 2005)
Cazzo. Computer di sto stracazzzo. Appena uno scrive una cosa fluida e brillante, con il “trane” là, a santificare il tutto, sto cazzo di merda di stronzo di piccì si pianta e tutto va a puttane. MAVVAFFANCULO , CAZZO. PUTTANA TROIA.